Veleggiare oltre i limiti BY RAGARAFFA 01/09/2022 http://donneconlozaino.org/2022/09/01/veleggiare-oltre-i-limiti/





Si riporta di seguito il post pubblicato sul blog donneconlozaino.org dopo una vivace chiacchierata con Raffaella Gambardella, co-autrice, insieme a Patrizia D'Antonio, del libro "Donne con lo zaino. Storie di donne sempre in cammino"e ideatrice di uno spazio dove donne viaggiatrici condividono la loro passione per i viaggi e per uno zaino sempre pronto per partire….

Buona lettura e buon viaggio!!!

 



 Flavia, Lecce, mar Mediterraneo 01.09.2022

Vivere una tempesta, ed essere consapevoli della sua forza in mare, è comprendere i propri limiti ed accettarli, divenendo parte dell’evento stesso, entrando in quella realtà e vivendola in tutti i suoi particolari, con freddezza e coinvolgimento allo stesso tempo, adattandosi e trovando le soluzioni più giuste.

Così scrive Flavia nei suoi racconti di viaggio ed è così che mi appare: caparbia ma allo stesso tempo capace di abbandonarsi agli eventi sapendosi forgiare su di essi senza perdere di vista la meta. 

 L’ho conosciuta lo scorso anno tramite Francesca, sua cognata, che aveva entusiasmato le lettrici di donneconlozaino con il resoconto di un’impresa memorabile compiuta da suo fratello Patrizio e Flavia, capitano in seconda. I due hanno condotto  e vinto una regata con  un equipaggio composto da ragazzi non vedenti. Così scriveva Francesca sul blog:

I giorni delle regate sono giorni di festa, di emozioni intense, di vele spiegate al vento.

Quest’anno sul molo della regata internazionale Brindisi-Corfù si riaffaccia Maui, un catamarano di 110 mq che ha già da raccontare una lunga storia di recupero dall’abbandono e di nuova vita in mare. La forma particolare della cabina, che sembra quasi un’astronave, è una sfida al vento. Ma le scommesse per Maui sono infinite e quest’anno per la seconda volta il vento e la cecità sono due sfide che si fondono insieme. L’equipaggio è composto dal comandante e armatore Patrizio Schifa, dalla comandante in seconda Flavia Del Giudice e da un gruppo di ragazzi non vedenti uniti nel progetto ‘Vela oltre’.

Alla banchina della partenza le famiglie raccomandano ai ragazzi di andare piano, di essere prudenti, ma la risposta è: “non possiamo andare piano, noi partecipiamo per vincere!”

Nelle uscite di preparazione alla regata i ragazzi hanno imparato a orientarsi e a timonare tenendo la rotta sentendo il calore del sole sul viso, la sensazione del vento in un punto preciso del corpo. Patrizio li ha istruiti in questo senso e loro si sentono sicuri e vogliono vincere sugli altri equipaggi ‘ normali’. La traversata è un sogno, l’equipaggio si affida al vento e alle abili indicazioni del comandante e del comandante in seconda. Patrizio e Flavia sono una famiglia e sulla barca si respira aria di casa, di gioia, di sfide, di competizione vera. E dopo tredici ore di navigazione col vento che li sospinge verso Corfù, Maui si classifica prima tra i multiscafi, decima su 108 imbarcazioni nella classifica generale vincendo su quelli che sono considerati normali. L’entusiasmo è alle stelle, la gioia infinita. La prima vittoria è stata imbarcare persone che attraverso la scuola vela sono andate oltre i loro limiti, la seconda è stata vincere su chi non ha limiti fisici.

Flavia ed io ci incontriamo su una piattaforma on line dopo un difficile appuntamento preso mentre lei è in navigazione: mi avverte che attraccherà di lì a poco, a  Cefalonia, e, appena riesce ad agganciarsi ad un rete wifi, mi racconta:

Ho cominciato a viaggiare da bambina con lo zaino: Olanda, Francia, Germania, poi viaggi in moto, tantissimi, in nord Africa,Turchia, Kurdistan. Ho  sviluppato così tolleranza e  amore per le culture considerate”altre”.

La passione per il mare mi ha poi indirizzato naturalmente verso la navigazione.

Nel 2003 il mio compagno ed io  abbiamo cominciato con vele piccole, per passare  poi ai cabinati. Infine un catamarano, costruito da noi, all’inizio era solo uno scheletro e, con impegno e dedizione, lo abbiamo ristrutturato ricavando due cabine doppie e due singole, e abbiamo cominciato a seguire corsi, per poi trasmettere la nostra passione ai gruppi cui offrivamo lezioni di vela. Nostro intento è stato sempre quello di  puntare all’autonomia degli equipaggi e all’armonia nell’affrontare il mare. Nata come hobby, la  nostra passione  è diventata un lavoro, ma non solo.



Flavia è mediatore culturale e progettista sociale nell’ambito dei servizi per l’accoglienza delle donne, dei minori e dei migranti e ha realizzato presto, operando in questo settore, che avrebbe potuto unire la passione per la barca, per la vela e per lo sport, con l’aspetto dell’inclusione culturale e sociale e per la promozione dei diritti di uguaglianza e di cittadinanza attiva.

 Lei e Patrizio hanno iniziato questa avventura a bordo di una barca piccola, poi, dopo aver acquisito una barca in ristrutturazione a Ferrara, l’hanno ricostruita da zero e da quel momento hanno cominciato a effettuare viaggi più lunghi. 

Quando hanno ristrutturato la barca, hanno notato che questa offriva la possibilità di accogliere più persone, e hanno cominciato facendo scuola vela e viaggi in Grecia ed in Albania.

 Lavorando nell’ambito della progettazione, il caso, e forse la fortuna, hanno spinto Flavia a partecipare ad un progetto del Ministero dello Sport nel 2018. Il progetto prevedeva l’organizzazione di alcune regate con ragazzi che non avevano la possibilità di avvicinarsi alla vela, considerata un privilegio per un’élite. La sua proposta è stata accolta, ed è entrata in contatto con molte realtà, organizzando varie regate: “La barcolana” rivolta a cittadini migranti, la “Manfredonia cup”, rivolta ai minori a rischio provenienti dai centri di  accoglienza, la “Brindisi Corfù”, per non vedenti. 

Abbiamo vissuto esperienze bellissime, una ragazza che aveva subito uno shock in famiglia e non diceva neanche una parola, in navigazione ha cominciato a parlare, ritrovando a bordo il  proprio centro e la voglia di comunicare. Il primo progetto,“Buon vento”, ci ha visti arrivare secondi di categoria, noi eravamo con un catamarano, poi un altro progetto, “Vela oltre” ci ha fatti entrare in contatto con l’unione ciechi. Tale collaborazione è stata fondamentale per il nostro percorso. L’anno scorso, con loro a bordo, siamo arrivati primi. Grande gioia, dopo il Covid è stata una sensazione di libertà indicibile, c’eravamo preparati durante l’inverno per far prendere all’equipaggio di non vedenti coscienza degli spazi, però loro hanno superato limiti, imparato a muoversi, le andature, a fissare la randa, il fiocco, a stare insieme e a essere utili in ventiquattr’ore al giorno di vita quotidiana all’aperto: colazione, pranzo cena  e aperitivi. 

  • Non vediamo ma sentiamo il vento, il calore del sole, la direzione, il movimento del timone. Immersi totalmente nella natura percepiamo la connessione totale negli elementi.       Flavia mi racconta che dopo la meritata vittoria, il gruppo si è recato in visita a Corfù per una visita singolare della città, non vedevano ma raccontavano che, grazie alle voci del luogo, al tatto (a volte passavano le dita sulle pareti) e al suono, notavano cose che chi ha il dono della vista non percepisce.
  • Una volta sul catamarano ho provato a bendarmi, ed ho capito quanto siamo fortunati. Grazie alla vela i nostri amici  sono usciti dalla ripetitività conquistando libertà al di fuori della zona protetta del contesto familiare. Sono diventati più autonomi acquisendo sicurezza e autostima. Obiettivo del progetto infatti non era portarli semplicemente a spasso per i mari ma renderli protagonisti. Quest’anno siamo arrivati quinti nella categoria multiscafi, trentasettesimi su un totale di ottantasette barche. Con i ragazzi si è formato un gruppo, ci frequentiamo da tre anni, ci sosteniamo, a volte notiamo con sgomento che qualcuno peggiora. Molti di loro, quando salgono in barca, soffrono perché hanno lasciato i cani a terra, sarebbe difficoltoso per i loro accompagnatori a quattro zampe seguirli nelle loro imprese. Quest’anno, una nuova ragazza ha lasciato con mille perplessità il suo cane, temeva di non riuscire a muoversi senza di lui ma poi ha imparato a fare tutto come gli altri, se non meglio. 

D’inverno Flavia vive  in un luogo in campagna che sopperisce un po’ alla mancanza del mare, medita e insegna in una scuola di sensibilizzazione. Inoltre lavora di continuo a nuovi progetti e si dedica al restauro della barca. Quest’anno il catamarano era in un cantiere a Prevetza e si è recata spesso lì con Patrizio per controllare il lavoro. 

Ha un che figlio condivide con lei la passione per  i viaggi, lei gli ha trasmesso l’amore per la  natura e la barca, ma in questa fase della vita lui predilige il camper.  

 Flavia ha lo zaino sempre pronto: è indispensabile che contenga le sue medicine omeopatiche, incensi, cristalli e i  tarocchi che sono un’altra sua passione. Ha i capelli lunghi che la salsedine e il vento tendono a sfibrare, perciò ha sempre con sé balsamo e shampoo, almeno finché non si deciderà a tagliarli.

Nel mio zaino metaforico ci sono l’entusiasmo, il vivere qui e ora che cerco di trasmettere al mio equipaggio. Non è facile staccarsi dalla terra ferma, persino per i cosiddetti normodotati, troppe abitudini ci legano, è complicato allontanarsi dal cellulare, ma dopo i primi due o tre giorni si riesce a dimenticare Facebook e i social,  e si apprezza il lasciare andare, inizia  la connessione con la natura.

 A volte ho qualche preoccupazione durante gli ormeggi, i grandi marinai dicono che ogni volta è il primo attracco ed entro in ansia. In mare aperto, nessuna paura, la contengo, in ottobre  abbiamo affrontato un tornado a lfkada. In navigazione il meteo fa da padrone, la natura  predomina. Se a terra arriva un’acquazzone, ti proteggi, in mare devi essere forte, determinata. 

Il sogno di un domani è quello di compiere un viaggio lungo, fermarmi  alle Canarie per  poi  dirigermi verso i Caraibi.

Sono capitano in seconda, potrei navigare da sola, ma credo nella forza dell’unione e nella condivisione dei ruoli, sia durante i trasferimenti in barca, sia nello sport della vela, che da sempre si configura “di squadra”, consapevole che i nostri equipaggi sanno sempre come “vedere” oltre gli ostacoli e andare oltre ogni limite.

Flavia Del Giudice

 












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